Visualizzazione post con etichetta Mafia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mafia. Mostra tutti i post

lunedì 5 novembre 2007

E' rimasto solo Matteo















Salvatore Lo Piccolo è stato catturato proprio oggi in un appartamento del Palermitano dopo una latitanza di 25 anni. Il boss indiscusso di Palermo è stato arrestato insieme al figlio Sandro, e due suoi collaboratori, Gaspare Pulizzi e Andrea Adamo. Con un solo blitz la squadra speciale "Catturandi" di Palermo è riuscita a mettere in manette uno dei più accreditati eredi di Bernardo Provenzano.
L'entusiasmo avvolge l'intero Corpo di Polizia, e sono molte le cariche dello Stato che elogiano il lavoro svolto, tra tutte può sembrare stonata solo la voce di Totò Cuffaro.
"Un plauso alla polizia di stato ed in particolare agli uomini della squadra Catturandi della Squadra Mobile di Palermo. L'arresto dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo e di Andrea Adamo e Gaspare Pulizzi, scovati durante un summit di mafia in un comune alle porte di Palermo, è un successo di cui tutti i siciliani sono fieri ed orgogliosi."
Corriere della Sera 05/11/2007
Perchè Salvatore Cuffarò, che non ha mai aperto bocca sulla cattura di Provenzano nel 2006, esalta l'arresto dei Lo Piccolo?
Le trame coinvolte sono molto insidiose, ma forse la cattura dei Lo Piccolo può significare che il trono vacante di Provenzano è stato vinto da Matteo Messina Denaro, e probabilmente stanno uscendo dai giochi i perdenti. Totò Cuffaro è considerato da tempo l'esponente politico di Cosa Nostra nel territorio siciliano, è un personaggio notoriamente a rischio, sia nel mondo civile (recentemente il pm che indaga sull'accusa a Cuffaro per favoreggiamento aggravato alla mafia ha richiesto una condanna a 8 anni di reclusione) che in quello mafioso. Le sue parole hanno sempre un peso e un sapore diverso, interpretarle è un duro compito, ma con ogni probabilità dalle sue dichiarazioni è possibile comprendere come si delineano i ruoli nel complesso mondo della triade politica-mafia-imprenditoria.
Salvatore Lo Piccolo è stato catturato, sarà processato per i suoi crimini e da oggi per le strade circola qualche mafioso di meno, ma forse era già fuori dai giochi.

giovedì 6 settembre 2007

AAA 98 MILIARDI CERCASI














Se combattere l’evasione fiscale è stato il cavallo di battaglia della sinistra attualmente al potere, tutti noi oggi abbiamo l’opportunità di valutare il reale impegno in questa lotta. Il 31 maggio di questo anno appare nel sito della rivista “Il Secolo XIX”, quotidiano d’informazione leader della Liguria, un articolo dedicato al business dei videopoker ed affini. Come ben si sa il mercato di questi oggetti è Monopolio di Stato, e perciò in un certo senso sono soldi dei cittadini, ma nello scoop sono notificate diverse irregolarità e leggerezze adottate dall’AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato), leggerezze che pesano 98 miliardi di euro.
Il funzionamento delle macchinette è molto semplice, l’utente gioca i soldi, questi vengono registrati e le informazioni sono spedite tramite rete informatica alla Sogei, cioè la società che raccoglie questi dati e comunica al concessionario (per esempio il gestore del bar che mette a disposizione la macchina) l’imposta dovuta allo Stato.
Ogni macchina deve essere controllata da tecnici accertatori che verificano il collegamento alla rete e lo certificano. Nell’articolo sono evidenziate dichiarazioni dei Monopoli secondo cui nel 2004 95.767 macchine erano funzionanti (perciò incassavano soldi) però scollegate dalla rete (e quindi lo Stato non ci guadagnava una lira). Nella totale consapevolezza di queste perdite di denaro dovuto allo Stato, l’AAMS ha sempre adottato sistemi di dilazione (e cioè concedendo più tempo per pagare) invece di sanzioni immediate. Inoltre è accertato dalla commissione d’inchiesta, voluta da Vincenzo Visco nel giugno dell’anno scorso, che i Monopoli hanno volutamente ritardato di un anno il controllo in rete delle macchinette, senza richiedere poi alcun rimborso ai concessionari. Un anno di contributi allo Stato andati in fumo. Dalla relazione dell’On.Alfiero Grandi, capo della commissione, emerge anche che molti dirigenti dell'AAMS e funzionari accertatori della messa in rete delle macchine sono stati corrotti, e che uno di essi fosse proprio un ingegnerie condannato per usurpazione di titolo (si spacciava per quello che non era). Ma le guardie di Finanza guidate dal colonnello Umberto Rapetto scoprono ancora di più. Secondo i dati dei Monopoli il bilancio del 2006 era il seguente: 200.000 macchine attive e 15,4 miliardi di euro incassati. In realtà la Finanza stima che l’incasso ammontava a 43,5 miliardi, o hanno sbagliato a fare i conti loro (e devono aver sbagliato di parecchio) oppure ci sono 28,1 miliardi che non si sa dove sono andati a finire. I ragazzi della Finanza, dopo la relazione stilata dalla commissione, hanno pensato bene di fare il loro lavoro e calcolare quanto le concessionarie di macchine da gioco (videopoker ecc..) devono allo Stato.Tra multe non pagate e tasse non riscosse si arriva a quantificare una cifra pari a 98 miliardi di euro.
Secondo alcune voci calcolando gli interessi su questi soldi e aggiuntive multe che comprendano queste “sviste” si arriverebbe anche a incassare 150 miliardi di euro.
Dopo quattro mesi dalla pubblicazione dell’articolo il governo ha deciso di dare spazio a questi argomenti con un intervento che descrive tutti i provvedimenti adottati per fare chiarezza sul caso.Riassumendo la commissione è stata creata da Visco nel 2006, dopo nove mesi d’indagine è stata stilata la relazione conclusiva e recapitata al viceministro Visco, il quale l’ha inviata a Giorgio Tino presidente dell’AAMS, al dott. Ribaudo procuratore regionale della Corte dei Conti, e al dott. Ferrara procuratore di Roma. Nel giro di poco più di un mese, 22 maggio, Tino consegna a Visco documenti che attestano le motivazioni dell’AAMS. Il 17 luglio Visco invia all’ufficio legislativo Finanze sia la relazione della commissione Grandi sia le spiegazioni di Tino.
Vorrei però postare le ultime cinque righe dell’intervento.

Quanto alle penali previste nelle concessioni, calcolate dalla Corte dei Conti per un ammontare complessivo equivalente a circa sei volte il valore dell’intera raccolta annuale delle giocate tramite apparecchi da intrattenimento, va ricordato che attualmente sono oggetto di contenzioso tra l’Aams e le società concessionarie. Tra queste ultime, inoltre, vi sono alcune società quotate in Borsa; fatto che impone rigore ma anche prudenza nelle dichiarazioni.
dal sito ufficiale del governo italiano.

Sono sicuro che tutti i cittadini italiani non aspettano altro che il contenzioso si dissolva e arrivino finalmente questi soldi,ma chissà quando accadrà. Io personalmente invece spero che quell’ultima frase scritta dal nostro governo, non rappresenti la giustificazione per più di un anno di silenzio mediatico su queste vicende.Un silenzio certamente dovuto ai poteri immischiati in questo gioco dell’evasione fiscale. La commissione Grandi ha preso in esame l’indagine della Procura di Potenza, quella sul gioco d’azzardo che portò all’arresto del principe Vittorio Emanuele, dalla quale emergono dettagli che fanno riflettere. La più importante concessionaria in Italia, la Atlantis World Group of Companies, è rappresentata nel nostro Paese da Amedeo Laboccetta, esponente di AN ed amico intimo di Gianfranco Fini. Tra le intercettazioni nell’indagine di Potenza emergono telefonate tra Labocetta e Francesco Proietti (segretario di Fini e parlamentare di AN), e tra Proietti e Giorgio Tino. Da queste intercettazioni nascono le accuse del pm (pubblico ministero) di Potenza secondo le quali Giorgio Tino avrebbe evitato la revoca delle autorizzazioni alla società di Labocetta in cambio di voti favorevoli da parte del partito (AN) per mantenere la sua ambita poltrona di leader dell’AAMS. L’Atlantis sarebbe perciò la più grande concessionaria di “macchine di gioco a soldi” in Italia, alla quale è stato riconosciuta la necessità di revocare l’autorizzazione, ma che continua a lavorare dietro un oscuro accordo tra i vertici delle due parti, Atlantis e AAMS. Altra informazione molto interessante è la scoperta di Francesco Corallo tra i dirigenti dell’Atlantis. Francesco Corallo è figlio di Gaetano Corallo, noto boss mafioso incarcerato per fatti dovuti alle sale da gioco e in rapporti notori con Nitto Santapaola e l’ormai defunto Gaetano Badalamenti. In conclusione non si capisce dove siano andati a finire i nostri soldi. La Corte dei Conti, ha denunciato Giorgio Tino il quale rischia 1,2 miliardi di multa, e ha richiesto alle concessionarie i 98 miliardi di euro. Chissà dove sono scomparsi. Forse nelle casse di Alleanza Nazionale o forse nei conti corrente dei clan mafiosi. Speriamo che il governo renda chiarimenti opportuni e più tempestivi di quanto fatto finora. Nel frattempo possiamo solo chiedere accertamenti al presidente Giorgio Tino come hanno fatto i due giornalisti de “Il Secolo XIX”, Marco Menduni e Ferruccio Sansa, ai quali porgo i miei più sinceri complimenti per il lavoro svolto.

Iscriviti al Vaffanculo Day

domenica 2 settembre 2007

UDEUR E L'IMPEGNO ALLA MAFIA















Il presidente Montezemolo ha richiesto al governo l’intervento dell’esercito in Sicilia contro la mafia e si è fatto carico di promuovere una clausola per l’espulsione dalla Confindustria per gli imprenditori che accettano il pizzo. Chiaramente di fronte alla richiesta di un’intervento deciso il governo si tira un po’ indietro. Tra i vari pressapochisti Clemente Mastella
-è una discussione ricorrente nelle aree dove c’è maggior incidenza - ha detto Clemente Mastella, ministro della Giustizia - Il problema non è solo per la Sicilia, ma anche per la Campania e la Calabria, se ne discute ma per ora non c’è una risposta affermativa. Martedì - ha aggiunto - incontrerò il presidente del Consiglio e ci saranno in cantiere alcune iniziative che spero siano assecondate dal Parlamento al di là delle distinzioni tra le parti politiche-
Corriere della Sera 02/09/2007

Non ci si deve stupire se Clemente Mastella ad oggi ministro di Grazia e Giustizia, usa parole molto pesate quando parla di mafia, parole che dicono niente.
Lui che ha esordito nella nostra politica con la DC del ’76, fortemente voluto da Ciriaco de Mita (Presidente del Consiglio dal 13 aprile 1988 al 22 luglio del 1989), quando il partito era la parte politica più complice degli affari di Cosa Nostra.
Lui che è stato anche testimone di nozze di Francesco Campanella, uno dei pentiti “illustri” più recenti nella lotta contro la mafia, il quale ha offerto rifugio e documenti falsi a Bernardo Provenzano durante la sua latitanza record. Alle critiche sul fatto il Ministro rispose così:
“Tempo fa sono stato ascoltato dai magistrati come persona informata dei fatti. Non c’è nessun problema. Questa è una cosa malevola. Io sono stato al matrimonio di un ragazzo che aveva 24 anni, quindi se uno a 24 anni appartiene alla mafia, questo non lo sai; lo puoi scoprire dopo. Chi vuole - ha aggiunto - può tirare in ballo questa cosa vita natural durante fino al giudizio universale, ma io esco limpido e qualche altro invece sarà accusato di perfidia”
Il Giornale 19/05/2006

Infatti finché non c’è un riconoscimento della magistratura una persona non è capace di valutare se si trova ad un matrimonio di mafiosi oppure di persone normali. Accerchiato dai galantuomini di Villabate e delle altre famiglie siciliane il Mastella era il primo degli invitati, ma non si è accorto di niente. Altro testimone di nozze che affiancava Mastella per l’occasione era Totò Cuffaro, noto presidente della regione Sicilia ed esponente di Forza Italia, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa ma poi rinviato a giudizio per favoreggiamento aggravato alla mafia. Secondo le dichiarazioni di Campanella il Cuffaro e il nostro guardasigilli sarebbero anche in stretti rapporti tra loro.
- Portai Cuffaro da Mastella - racconta il pentito in uno dei tanti interrogatori ai pm antimafia -, che lo ricevette sulle scale, non lo fece neanche entrare a casa. Gli disse: "Cosa vuoi?" e Cuffaro disse: "Sono stato dal Cavaliere, questo ci prende a tutti, vieni con me perché io faccio il presidente della Regione e tu fai il presidente della Camera». Mastella sgranò gli occhi, mi guardò e mi disse: "Glielo dici tu che è cretino o glielo dico io?"-
Corriere della Sera 13/12/2005 (Giovanni Bianconi)

Ma non è finita qui. Il Campanella che nel 2000 ricoprì la carica di segretario nazionale dei giovani dell’UDEUR (cioè rappresentante e responsabile della sezione giovani del partito) ha sempre avuto ottimi rapporti con il leader di partito, come conferma una lettera da lui scritta al ministro il 30 agosto del 2005:
“Con il cuore gonfio di tantissime emozioni…Sei l’unica persona del mondo politico che ricordo con affetto, con stima e con estremo rispetto, perché sei sempre stato come un padre per me…”
“Nonostante non avremo modo di frequentarci nei prossimi tempi, sappi che io e barbara (la moglie
ndr) ti vogliamo veramente bene. Riguardati e cammina sempre dritto per la tua strada e non ti fare fregare da tutta quella gente vuota che ti sta intorno esclusivamente per interesse”.

Questa lettera è stata consegnata da Mastella ai magistrati durante la sua deposizione, dichiarando che non era mai stata letta prima che Campanella diventasse collaboratore di giustizia e quindi pentito, e che fra loro c’erano solo rapporti politici (leggendo dalla lettera nasce il dubbio).
Ma Clemente Mastella non solo è nato in grembo alla DC corrotta degli anni ’70 ed era conoscente di Campanella (picciotto di Provenzano), ma è stato anche nel 2004 il vice-presidente del CdA (Consiglio Di Amministrazione) del Napoli Calcio durante il crack da decine di milioni di euro ed ora è al centro di un’accesa polemica sugli sconti esagerati ricevuti dai politici per l’acquisto di case e appartamenti di lusso.
Inoltre tra le schiere del suo partito, da 534.088 voti di preferenza, Mastella può vantare personaggi come:
Marco Verzaschi Sottosegretario al Ministero della Difesa indagato per corruzione.
Stefano Cusumano Senatore della Repubblica e Presidente Commissione Agricoltura in galera per corruzione e turbativa d'asta (cioè l’atto illecito con cui si boicotta un’asta pubblica a favore proprio o di altri).
Antonio Potenza Assessore alla Sanità in Basilicata dal 2004 indagato per corruzione.
Gaetano Fierro Sindaco di Potenza indagato per corruzione in carcere per corruzione e turbativa d’asta.
Vittorio Insigne Consigliere della Regione Campania indagato per concorso in camorra.
Pietro Pittalis Consigliere della Regione Sardegna indagato per peculato (cioè appropriazione illegale di denaro o beni pubblici).
Sergio Stancato Consigliere Udeur indagato per corruzione.
Alla luce di tutto questo sarebbe auspicabile ricevere dal ministro Mastella segnali maggiormente convinti, che lo coinvolgano apertamente nella lotta contro la mafia sia in Italia che all’interno del suo partito, e che possano dimostrare il suo totale appoggio all’eliminazione di un fenomeno da troppo tempo largamente diffuso nel nostro Paese. Le sue parole non bastano, per essere credibile deve farci sapere quali sono le iniziative e quali provvedimenti concreti saranno adottati.
La mafia può essere sconfitta solo dal popolo attraverso la politica che lo rappresenta.
Fatevene una ragione e chiedetevi come può Mastella rappresentare la Giustizia italiana.

Iscriviti al Vaffanculo Day